La fabbrica delle bambole,di Elizabeth Macneal.

Ultimamente le mie scelte in campo letterario ricadono sempre su storie che vedono come protagonista una donna con un vissuto importante, a tratti ribelle, ambiziosa, coraggiosa nel mantenere una certa coerenza con le proprie idee e attitudini, e che paga sempre un prezzo alto per mantenere viva la propria personalità. Iris è una donna con queste caratteristiche e mi è piaciuta da subito, anche se la lettura de “La fabbrica delle bambole” di Elizabeth Macneal è stata interrotta e poi ripresa. A volte capisco che il momento in cui scelgo di leggere un libro non è giusto, ma poi sento di nuovo il richiamo verso quello che sto trascurando e ritorno sui miei passi.

Elementi positivi di cui discutere ce ne sarebbero davvero tanti, partendo dall’analisi della confraternita dei preraffaelliti, l’età vittoriana a Londra, il senso del decoro, l’emancipazione femminile, l’amore tormentato, fino ai lati più oscuri della mente umana, che a volte vede in modo distorto la realtà e la trasforma in qualcosa di macabro, come la passione per tutto ciò che è senza vita. L’unico difetto di questo libro è che innesca un meccanismo di dipendenza e curiosità che rende impossibile fare altro che leggere, e scoprire cosa ne sarà di Iris.

Vi riporto la sinossi:

Traduttore:Giovanna Scocchera

Editore:Einaudi

Collana:Supercoralli

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 8 ottobre 2019

Pagine: 400 p., Rilegato

Una giovane donna che aspira a un futuro da artista. Un pittore preraffaellita in cerca di una nuova musa. Un sinistro tassidermista convinto di poter rendere immortale ciò che è unico. Alla Grande Esposizione di Londra del 1851 i loro destini si incontrano e cambiano per sempre. «Un racconto d’amore, arte e ossessione magnificamente evocativo». Giorno dopo giorno Iris Whittle siede nell’umido emporio di bambole di Mrs Salter e, china sui visi di porcellana in lavorazione, dipinge schiere di boccucce e occhietti tutti uguali. Ma la notte esce di soppiatto dal letto, scende in cantina, tira fuori colori e pennelli e riversa sulla carta la sua passione per la pittura. La tecnica è primitiva, certo, la famiglia e la società contrarie, e perfino la sua gemella Rose, un tempo sua complice ma ora esacerbata da un male che l’ha deturpata per sempre, le è ostile. E c’è quel leggero difetto della spalla a consigliarle di cercarsi un buon marito e accontentarsi di quel che ha. Ma lo spirito di Iris è indomito, la sua vocazione prepotente e, quanto alla presenza femminile nell’arte pittorica, non esiste forse il precedente di Lizzie Siddal, pittrice oltre che modella di John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, esponenti di quella cosiddetta «Confraternita dei Preraffaelliti» che fa tanto parlare di sé? Quando Louis Frost, un altro membro della stessa cerchia, le chiede di posare per lui, Iris, in spregio a ogni convenzione del decoro vittoriano, accetta, ma solo in cambio di lezioni private di pittura. Per lei si aprono nuovi orizzonti: la libertà per sé e quelli che ama, da sua sorella Rose al generoso monello di strada Albie, l’arte, l’amore, molti incontri importanti, alcuni insospettati. Passeggiando in quella tumultuosa fucina di novità che è il cantiere per la Grande Esposizione di Hyde Park, la sua figura singolare cattura lo sguardo di un passante fra i molti. È Silas Reed, tassidermista di poco conto e grande ambizione, con un morboso attaccamento per le cose morte e una curiosa predilezione per ciò che è imperfetto.

Iris è una giovane donna che ha la passione della pittura e dipinge bambole in una bottega con sua sorella gemella Rose. Questo dura fino a quando Iris lascerà la sua confort zone, per fare da modella a Louis Frost, pittore preraffaellita che le chiede con molta insistenza di posare per lui, in cambio lei riceverà lezioni private di pittura. Per lei si aprono nuovi scenari, cambia radicalmente la sua prospettiva e capisce quale sia realmente la sua strada: dipingere.

Però, esistono sempre le note stonate, infatti Louis si rivela essere un personaggio con un ascendente negativo per Iris, poco sincero, molto contraddittorio ed estremamente egoista. Spesso la rovina di una donna si riduce a un incontro negativo, e il pittore l’ho subito etichettato come uno dei peggiori che abbia mai letto, ma Iris è una donna innamorata… Vorrei fare un’analisi ben precisa del modo in cui loro si relazionano, ma questo vorrebbe dire anticipare molti dettagli del romanzo ed è una cosa che va contro i miei principi, dunque non lo farò. Basterà sapere che spesso le cose sono esattamente come sembrano e che l’istinto è una vocina che andrebbe sempre ascoltata.

Altro personaggio controverso è quello di Silas, un ragazzo “strano”, con un’insana passione per i corpi senza vita sia di animali che di donne, sopratutto con i capelli rossi. Silas è ossessionato da Iris e la cercherà in modo ostinato per chiudere un cerchio da lui stesso tracciato, per mettere la parola fine a un percorso macabro che lui inizia. I corpi senza vita, i capelli delle ragazze che uccide sono la sua linfa e questo mi ha fatto provare una leggera nausea, sebbene io debba ammettere che questa lieve sfumatura dark abbia dato un equilibrio a tutta la storia. Senza questo elemento sarebbe stata la solita storia d’amore tra il pittore e la sua modella, invece “La fabbrica delle bambole” è molto di più. E’ una storia di emancipazione, voglia di libertà, di uscire fuori da uno schema mal cucito addosso.

“La fabbrica delle bambole” è una lettura che grazie alle sue sfumature dark non può essere raccontato soltanto come una classica storia di malamore tra il pittore e la sua modella. Il decoro vittoriano, l’eleganza, il forte senso estetico, l’amore per l’arte, fanno da contrasto alla Londra dei bordelli, delle prostitute che fanno poi uscire fuori da questo schema uomini repressi, così come Silas rappresenta la ricerca del senso della morte, la sua insana passione per i corpi senza vita dà un’accezione macabra e diametralmente opposta alla ricerca della vita di Iris.

Avrei soltanto voluto un finale diverso, perché tutta l’azione del libro si concentra in quelle tre paginette finali, che ho riletto per tre volte. Non potevo accettare che tutto si svolgesse in così poco tempo, così come quando arriva un colpo di vento e scompiglia tutto. Per leggere questo libro è bene fare due cose: non crearsi aspettative e cercare di odiare il meno possibile Louis Frost, perché di motivi per odiarlo ce ne sono molti. Basta concentrarsi sulla innata bellezza di Iris, sulla sua sensibilità, tutto il resto poi sembrerà fine a sé stesso.

Manu