La ragazza dello Sputnik, di Haruki Murakami.

“Cosa possiamo fare allora per evitare di andare a sbattere con violenza contro qualcosa? Se si segue la logica, la soluzione è semplice. Sognare. Continuare a sognare. Entrare nel mondo dei sogni e non uscirne più. Vivere lì per sempre.”

I miei programmi sono fatti per non essere rispettati, avevo una scaletta di letture da rispettare e invece mi sono messa a guardare la libreria. Lì ho notato un timido libricino rosso, ma con un autore estremamente potente che ha decisamente stravolto le mie priorità. Haruki Murakami è uno dei miei idoli letterari, un autore che riesce a confondere il lettore tra sogno e realtà, a far vivere due dimensioni interrogandosi sempre su quale sia quella reale e quale sia frutto della fantasia o del sogno. Anche questa volta ho letto un romanzo che ho voluto onorare e rispettare, dandogli il tempo che gli serviva: la mia regola dei cinque giorni è sempre più difficile da rispettare.

La ragazza dello Sputnik è un romanzo evocativo, suggestivo, delicato, l’ho immaginato come un fiore piccolo e delicato che sboccia nel grigiume della città e cerca di vivere altrove. Una voce narrante, tre protagonisti che si rincorrono senza incontrarsi: Sumire, Myu e lo studente, che poi diventerà insegnante, amico di Sumire.

Vi riporto la trama:

Traduttore:G. Amitrano

Editore:Einaudi

Collana:Super ET

Anno edizione: 2013

Formato: Tascabile

In commercio dal: 19 marzo 2013

Pagine: 216 p., Brossura

La storia ce la racconta un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare. È innamorato di una sua coetanea, Sumire, una una ragazza con il mito di Kerouac e della generazione beat. Sumire però non lo ricambia: lo accetta come amico e confidente, ma niente sesso. Lei è invece innamorata di un’altra donna: Myu, una bellissima imprenditrice quarantenne di origine coreana. Solo che anche Myu, pur attratta da Sumire, non vuole concretizzare in amore il loro sentimento. Non vuole o non può: c’è qualcosa di misterioso nel suo passato che le impedisce di amare, che la separa dal mondo. E così i destini dei tre protagonisti si inseguono senza mai congiungersi, vagano nello spazio e nel tempo come un satellite alla deriva.

I romanzi di Murakami contengono sempre un messaggio molto potente, in questo io ho letto tra le righe cosa accade quando ci si perde, cosa accade quando la propria identità viene offuscata da altro, La storia dei tre protagonisti vede il ruotare delle loro vite senza mai incontrarsi davvero, ognuno di loro desidera qualcosa di diverso che non lo rende mai del tutto avvicinabile all’oggetto del proprio desiderio.

Sumire desidera scrivere, desidera non nascondere più la propria attrazione per Myu, la sua vita risulta essere estremamente complessa e piena di ombre. Lo studente, e poi insegnante, che racconta questa storia, dà sempre un’accezione malinconica alla storia, facendo provare un senso di tristezza velata.

Ogni volta che leggo un romanzo di questo genere io sento che smuove qualcosa dentro me, provocando un cambiamento che percepisco solo io. Durante la lettura ho avuto questa sensazione, di stare vivendo una piccola trasformazione, fino a quando non mi sono ritrovata a leggere questo:

Eppure sentivo che non sarei tornato quello di prima. L’indomani sarei stato una persona diversa. Anche se nessuno intorno a me probabilmente se ne sarebbe accorto. Dato che esternamente non era cambiato niente. Ma dentro di me qualcosa era bruciato, e non esisteva più. Era scorso del sangue. Qualcuno, qualcosa che era dentro di me se ne è andato. La faccia nascosta, senza una parola. La porta si è aperta, la porta si è richiusa. La luce si è spenta. Questo è l’ultimo giorno per la persona che sono. Il mio ultimo tramonto. Spuntata l’alba, il me di adesso non ci sarà più. Nel mio corpo entrerà un altro.

La voce narrante dell’insegnante contiene delle sfumature malinconiche, è la voce di chi è consapevole che qualcosa non accadrà mai perché ritenuto impossibile, così come due pianeti che ruotano in orbite diverse e non si avvicineranno mai. Sumire anche sa di non appartenere del tutto al contesto in cui è inserita, cerca un modo per potersi esprimere e per poter essere felice.

La ragazza dello Sputnik è un inno al coraggio di cercare se stessi, e se questo non dovesse accadere, di continuare a vivere accettando la persona che si diventa. E ancora mi chiedo come mai, leggere Murakami mi smuova qualcosa…

Manu

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