“Il tempo abitua le persone anche alle assurdità”: Le avventure di Mercuzio, di Daniel Albizzati.

Ho sempre pensato che la casualità degli eventi fosse sempre molto relativa, niente accade per caso e per ogni situazione esiste un pregresso che ne giustifica lo stato degli eventi. La mia insistenza nell’avere una copia cartacea dell’esordio letterario di Daniel Albizzati, Le avventure di Mercuzio, è stata una vera propria prova nel testare la pazienza di chi mi ha ascoltato di chi mi ha letto: volevo a ogni costo questo libro.

L’attesa è stata ampiamente ricompensata, le mie aspettative sono state superate e devo anche ammettere, con un briciolo di vergogna, di aver sottovalutato lo sviluppo della trama. Mercuzio è un ragazzo che vive a Roma, quartiere Parioli, e vive nel suo mondo fatto di libri e di solitudine. Quello che sorge spontaneo chiedersi da subito è perché viva in questa condizione di alienazione, perché rifiuti di adeguarsi alla contemporaneità e di continuare a vivere come se facesse parte di un capitolo dei suoi amati libri. Per questo bisogna aspettare le ultime pagine, che travolgono senza pietà e rovesciano l’intero romanzo.

Vi riporto la trama:

Editore:Fazi

Collana:Le meraviglie

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 28 marzo 2019

Pagine: 253 p., Brossura

Mercuzio abita nel centro di Roma, in una mansarda non lontano da Campo de’ Fiori; non possiede computer né televisione, cita a memoria Stendhal, Shakespeare e i maggiori filosofi dell’Età dei Lumi, e sogna l’amore puro ed eterno cantato nei poemi cavallereschi. Rientrerebbe tutto nella normalità, se il giovane vivesse nell’Ottocento. Ma il protagonista di questa storia è un nostro contemporaneo, chiuso in un volontario isolamento, con la sola compagnia di libri e preziosi oggetti antichi. Quando, mosso da uno slancio improvviso verso il mondo esterno, si decide a uscire di casa, si ritrova nel vortice della vita notturna di oggi, alle prese con i costumi moderni, i social network, la parlata giovanile che gli risulta incomprensibile, abituato com’è all’eloquio forbito degli scrittori amati. In suo aiuto accorrerà il provvidenziale Virgilio, un pizzaiolo dongiovanni che lo aiuterà a districarsi tra le insidie del presente, tra aperitivi e lezioni di tecnologia, fino alla sfida più complicata di tutte: conquistare il cuore della bella Beatrice. Ma chi è in realtà Mercuzio? E perché Virgilio si dedica a questa sua insolita “rieducazione contemporanea”? Cosa spingerà Beatrice, la ragazza più desiderata di Roma, a cedere alle attenzioni di questo strano corteggiatore?

La visione di Mercuzio sulla vita, sull’amore e sull’amicizia è estremamente poetica, quasi arcaica e a tratti utopica. Vive da oltre un anno chiuso in una casa piena di libri, un fattorino gli consegna il pranzo e la cena regolarmente, ma non si capisce perché si rifiuti di vivere la sua vita in modo più concreto. Quando decide di uscire, finalmente, accadono per lui una serie di eventi che sarebbero considerati normali ma per lui rappresentano un enigma: non capisce perché viene deriso da un gruppo di bulli, non comprende cosa vogliano le ragazze sui marciapiedi e perché gli chiedano soldi in cambio di compagnia, non capisce perché le persone siano vestite in modo diverso da lui. Interrogandosi su cose che sembrerebbero abbastanza comprensibili, riceve un biglietto da parte di un certo Virgilio, che si offre di guidarlo nella vita reale, non la vita descritta nei suoi romanzi.

La sua riabilitazione sarà lenta e graduale, fino a quando non incontrerà Beatrice, una ragazza vestita in modo simile a lui e che mostra un certo interesse. Fino a qui è tutto abbastanza enigmatico, ma una domanda mi ha accompagnato per buona parte della lettura: “Perché vive così? Cosa gli è successo per provare repulsione per il presente?”

La risposta a questa domanda arriverà, amara e crudele, farà provare rabbia e disgusto, ma farà adorare ancora di più questo ragazzo fragile e delicato.

Daniel Albizzati ha scritto un vero e proprio romanzo di formazione, paragonabile per certi versi alla Divina Commedia, proprio perché il tema principale è il perdersi e il ritrovarsi grazie all’aiuto di chi nota un problema esistenziale. La realtà non è sempre la dimensione ideale, non sempre è facile da accettare e da metabolizzare, ma è anche vero che la risposta ad eventi traumatici può essere estremamente soggettiva.

“Ecco. Proprio come immaginavo. Quindici donne, ma hai un cuore solo. Se non riesci a provare un sentimento come si deve, è solo perché dirami le tue attenzioni. Ne hai tante, è vero, ma a ciascuna lasci solo briciole, non la pagnotta intera, e il tuo cuore spartito diventa più freddo di una manciata di pietruzze. Amarsi è concedersi per intero, non sparpagliarsi. Si ama in un colpo solo, non in piccole e comode rate. L’amore è darsi, non riceversi. E’ il motivo per cui non riesci a donarti è semplice: non ti possiedi; e come puoi donare a qualcosa che non ti appartiene?”

Questa è una perfetta sintesi del punto di vista di Mercuzio sull’amore e sui sentimenti, io ho trovato in questo breve dialogo il senso intero del libro. A chi vorrà leggerlo, consiglio di non fare il mio errore e di non sottovalutarlo. Godetevi la ritmicità della storia, le sue sfumature eccentriche e le discese negli abissi, così come bisogna godere degli abbagli di luce. Una volta ogni tanto, sono contenta di essere così insistente nell’ottenere quello che voglio, mi dispiace per chi ha ascoltato i miei monologhi, soprattutto a libro finito…

Manu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...