Il colibrì, di Sandro Veronesi.

Dovrebbe essere noto – e invece non lo è – che il destino dei rapporti tra le persone viene deciso all’inizio, una volta per tutte, sempre, e che per sapere in anticipo come andranno a finire le cose basta guardare come sono cominciate. In effetti, quando un rapporto nasce c’è sempre un momento di illuminazione nel quale si riesce anche a vederlo crescere, distendersi nel tempo, diventare ciò che diventerà e finire come finirà – tutto insieme.

[…]

Ma si tratta di un momento, per l’appunto, e poi quella visione ispirata svanisce, o viene rimossa, ed è solo per questo che le storie tra persone producono sorprese, danni, piacere o dolore imprevisto.

Marco Carrera mi aveva fatto capire dall’inizio che la sua storia mi avrebbe commosso, che il suo dolore sarebbe stato il mio, e che avrei guardato con i suoi occhi un susseguirsi di eventi tragici e che non lo hanno reso diverso dalla sua natura, anzi lo hanno fatto restare immobile esattamente per com’era.

“Il Colibrì” è l’ultimo romanzo di Sandro Veronesi, mi era stato caldamente consigliato e non ho potuto fare a meno che accettare il consiglio. Ero anche stata avvertita che la sua storia sarebbe stata toccante, forte, ma che più di tutto sarebbe stato bello ricostruire il mosaico degli eventi, inseriti in un ordine casuale ma non privo di logica.

Vi riporto la trama:

Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 24 ottobre 2019
Pagine: 368 p., Brossura

Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz’aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all’indietro… Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d’acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, Marco Carrera è – come il Pietro Paladini di “Caos Calmo” – un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un’architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni ’70 e il nostro futuro prossimo – nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l’Uomo Nuovo.

Marco Carrera viene soprannominato “Colibrì” per la sua bassa statura da ragazzino, ma in realtà ciò che lo accomuna così tanto è la capacità di muoversi pur restando fermo. Lui si trova al centro di un contesto e di un mondo in cui le difficoltà sono di svariata natura: i problemi di crescita, la perdita della sorella, la fine del suo matrimonio, una figlia convinta di non potersi muovere a causa del filo attaccato alla sua schiena. E poi c’è lei, Luisa, l’unica persona che avrebbe potuto restituirgli la felicità e fargli perdere la capacità di restare fermo, ma lui non vuole seguire questo istinto.

Parola chiave di questo meraviglioso romanzo è: resilienza, la capacità di sopravvivere a eventi traumatici; ma, l’unico insegnamento che ne trae Marco è che anche l’amore può essere doloroso, vivendo anche i momenti di gioia come un’anticamera di un evento catastrofico.

Tra un capitolo e l’altro della sua vita, raccontato senza un ordine cronologico ma non per questo difficile da seguire, ci sono le lettere che si scambiano per anni. Sono lettere piene di rimpianto, nostalgia e amarezza, tutti elementi degli amori non vissuti in piena consapevolezza. Mi sono chiesta per tutto il tempo della lettura del romanzo perché negarsi un amore, dopo tutto, era quello che entrambi volevano. Ma Marco non è incline al cambiamento, vuole restare sempre fedele e uguale a se stesso, questo fino alla nascita della sua nipotina. Miraijin traccerà una linea netta invisibile, gli farà guardare tutto con occhi diversi, la bellezza sarà nello sguardo e avrà il potere di rompere tutti gli schemi (inutili) che si era imposto di seguire.

Adele, Marina, Luisa, sono tre donne protagoniste della sua vita per motivi diversi, ma che riconoscono tutte in lui una presenza irrinunciabile. Sandro Veronesi ha tessuto una vera e propria tela intorno a Marco, il colibrì che si muove per restare fermo, il ragazzino che conosce le sue potenzialità ma le sminuisce sempre, l’uomo che sa di meritare l’amore ma lo allontana.

Avrei solo voluto vivere questa esperienza di lettura con meno lacrime, il dolore della narrazione l’ho sentito fin troppo bene. Le lacrime non saprò mai gestirle, ma questa è un’altra storia.

Manu

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