Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore.

Dopo aver letto Il colibrì di Sandro Veronesi ho fatto molta fatica a ricominciare a leggere, così ho cercato un libro che potesse aiutarmi a recuperare le emozioni più spensierate legate alla lettura di un libro. Facendo un po’ di mente locale, mi sono resa conto di aver letto tutti i libri di Diego (De Silva), così ho deciso di leggere comunque un romanzo ambientato a Napoli e scritto da un autore napoletano: “Aglio, olio e assassino” di Pino Imperatore.

Finalmente ieri sera ho finito di leggere i miei due libri che mi accompagnano sia di giorno che di notte, e non posso non iniziare da Gianni Scapece, il mio surrogato di Vincenzo Malinconico.

Vi riporto la trama:

Editore: DeA Planeta Libri
Collana: Narrativa italiana
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 29 maggio 2018
Pagine: 368 p., Brossura


Peppe Vitiello, soprannominato “Braciola” per il suo fisico tondeggiante, è il sovrano incontrastato della trattoria Parthenope, sul lungomare di Mergellina, dove dispensa buoni piatti e battute di un’arguzia fuori dal comune. Fra le mura domestiche, invece, subisce le angherie di sua moglie Angelina, una donna burbera e dispotica che lo ritiene un buono a nulla e gli impedisce persino di avvicinarsi ai fornelli. L’ispettore Gianni Scapece è appena stato trasferito nel nuovo commissariato aperto vicino alla trattoria, è un tipo solitario e ama la cucina non meno delle donne. Tra una risata e un bicchiere di vino, Vitiello e Scapece diventano amici, al punto che Braciola è ormai il confidente preferito del poliziotto. Quando un uomo viene trovato morto in circostanze bizzarre – vicino al corpo sono disseminati, come in una sorta di rituale, alcuni alimenti – Scapece decide di utilizzare l’intelligenza e le conoscenze gastronomiche di Vitiello per risolvere il caso. Il killer, infatti, non solo ha voluto firmare il suo crimine, ma provoca l’ispettore inviandogli ogni giorno piatti da lui cucinati: impepate di cozze, fritture di pesce, caponate…

Il mio primo amore letterario è proprio il romanzo giallo, il thriller, dove ci sono indagini e decessi improvvisi, ma “Aglio, olio e assassino” è un romanzo decisamente sui generis. Non è un giallo, non è un romanzo d’amore, non è un romanzo umoristico, ma è un’ottima costruzione narrativa che permette al lettore di avere ritmo, di leggere, di ridere e di appassionarsi ai suoi protagonisti. Gianni Scapece, infatti, è il mio idolo insieme ai suoi spiritelli che tengono a bada gli istinti con le donne; sono la parte più vera ed esilarante del romanzo.

Altra grande protagonista è Napoli con la sua cucina, il suo dialetto e le sue tradizioni. I Vitiello sono ristoratori da generazioni e conoscono bene sia le tradizioni culinarie che i trascorsi dei loro clienti più affezionati, aiutando l’ispettore Scapece nelle indagini. Due violenti omicidi segnano le pagine di cronaca nera napoletana, in comune solo un indizio: il peperoncino.

Avrei voluto impiegare meno tempo per leggere questo divertentissimo giallo napoletano, ma il tempo è tiranno. Quantomeno, mi sono concessa dei momenti di puro svago per spezzare la routine del lavoro e della famiglia.

Manu

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