“LA GUERRA E’ PACE, LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU’, L’IGNORANZA E’ FORZA”: 1984, di George Orwell.

Le mie ultime tendenze letterarie sono bizzarre, mi sta piacendo sperimentare e cercare di leggere tutto ciò che ho evitato finora: fantasy, horror, distopici, insomma voglio scoprire un lato di me nascosto e sto cercando di farlo attraverso i libri. Infatti, il mio subconscio mi ha guidato verso delle scelte diverse già da qualche mese a questa parte, fino a quando un giorno ho messo nel carrello della spesa un classico della letteratura, un romanzo distopico che mi ha stregato. Nella sua assurdità, esiste molta più realtà di quanta se ne possa immaginare.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Stefano Manferlotti
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 giugno 2016
Pagine: XII-321 p., Brossura

1984. Il mondo è diviso in tre superstati in guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. L’Oceania, la cui capitale è Londra, è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Insomma: tranne vivere, se non secondo i dettami del Grande Fratello. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità…

E’ il 1984 e il mondo è suddiviso in tre stati in guerra tra loro, lo scenario è apocalittico: i sentimenti sono vietati, l’amore è stato sostituito dall’odio, la famiglia è stata sostituita dalla procreazione come atto meccanico e scientifico, nessuna passione, nessun coinvolgimento emotivo, ma sopratutto nessun pensiero dissonante. Winston e Julia vogliono conservare quel poco che resta della loro umanità, ma per farlo devono riuscire a evitare lo sguardo del Grande Fratello, devono onorare il partito come unico credo della società in cui vivono.

Nella sua assurdità, ho ritrovato un’estrema attualità nel linguaggio, nelle descrizioni e nella capacità degli strumenti di comunicazione e di influenzare il pensiero individuale fino a omologarlo. Il partito conosce tutto, niente è lasciato al caso, niente può essere in contrasto con la società e l’uniformità delle azioni e dei non-sentimenti è fondamentale.

Si vogliono eliminare le parole per favorire la nascita di una nuova lingua, si vuole eliminare la capacità di amare, di provare l’orgasmo, di provare il desiderio di ribellarsi a qualcosa che non si ritiene giusta. Lo scenario è descritto in modo magistrale, lo stato di guerra è mascherato con l’inganno, unico vero protagonista invisibile: è tutto un inganno, nulla di quello che esiste nella realtà viene accettato. Il controllo della realtà, il bipensiero, lo psicoreato, sono soltanto alcuni dei neologismi che sono stati introdotti e sono tremendamente inquietanti, sopratutto nel contesto in cui vengono inseriti.

Mi rendo conto che 1984 sia un romanzo particolare, o si ama o si odia. Io l’ho amato, non mi è sembrato per diversi aspetti poi così distante dalla realtà. Lo vorrei rileggere tra dieci anni e vedere se il controllo della realtà potesse restare un fantasia da romanzo distopico, o se potesse diventare qualcosa di più. Magari un giorno esisteranno davvero sia il Ministero dell’Amore che il Ministero della Verità… Nel frattempo sarebbe meglio conservare l’umanità, sentirsi liberi di agire e pensare, tutto il resto è solo un riflesso.

Manu

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