Asimmetria, di Lisa Halliday.

Ogni relazione che si rispetti è sbilanciata, asimmetrica, anche se in pochi lo sanno riconoscere. Le asimmetrie a volte possono rappresentare un equilibrio, danno assuefazione ai più fortunati, ma ad altri danno una sensazione di inadeguatezza non indifferente.

Asimmetria” di Lisa Halliday è una lente d’ingrandimento sulle sfumature delle asimmetrie invisibili che vivono in ogni relazione sentimentale e non. Alice ed Ezra ne sono un esempio, a volte incontrarsi e innamorarsi può essere letale, anche se d’amore non è morto mai nessuno.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Federica Aceto
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Anno edizione: 2020
Formato: Tascabile
In commercio dal: 16 gennaio 2020
Pagine: 285 p., Brossura

“Asimmetria” è un romanzo come non ne avete mai letti. Esplora con originalità e intelligenza, umorismo ed eleganza le relazioni asimmetriche della vita. Alice ha venticinque anni, vive a New York e lavora per una casa editrice. Una domenica, mentre legge seduta su una panchina di Central Park, incontra un signore divertente e affascinante, quarant’anni più vecchio, che Alice riconosce subito come Ezra Blazer, il leggendario Premio Pulitzer per la letteratura universalmente ammirato. Fra i due nasce una tenera storia d’amore. Amar è un economista iracheno-americano che fa scalo a Heathrow sulla via per l’Iraq, dove è diretto per andare a trovare il fratello. Trattenuto per motivi contorti dalla polizia, passa il weekend in custodia all’aeroporto e ripensa a tutta la sua vita. Gioventù e vecchiaia, Occidente e Medio Oriente, equità e ingiustizia, fortuna e talento, personale e politico: Lisa Halliday riesce a tenere insieme tutto questo e a dirci qualcosa di importante sugli strani tempi che stiamo vivendo.

Quando ho scelto di acquistare “Asimmetria” ero perplessa, forse anche un po’ prevenuta perché la critica osannava e demoliva allo stesso tempo questo romanzo. La critica negativa mi ha spinto anche a leggerlo e devo ritrovarmi in parte d’accordo con la critica che lo ha osannato, e in parte appoggio la critica che lo ha un po’ screditato.

Il romanzo è diviso in due parti, la prima è dedicata a una tenera storia d’amore tra due persone che hanno poche prospettive future ma decidono di vivere il presente consapevoli dei limiti che esistono. Alice ed Ezra si conoscono in un parco, è una scena molto classica ma molto potente. Tutto trasuda tenerezza, romanticismo, pragmatismo, una percezione della realtà tanto fiabesca tanto spietata.

Esiste una differenza d’età notevole, una differente posizione sociale, tutto è asimmetrico eppure nasce un sentimento puro e che riesce a fare i conti con una realtà che non è facile da accettare.

La seconda storia invece, ha come protagonista un economista iracheno che rientra dall’Occidente per fare visita al fratello e si ritrova tre giorni in una cella a doversi giustificare di ogni cosa fatta. In questi giorni lui analizza il suo passato, le differenze tra Oriente e Occidente, ma sopratutto riflette sul concetto di equità sociale. Anche qui è tutto asimmetrico.

La prima storia è sublime, ma anche tanto triste e mi ha lasciato un po’ di amarezza. Amare qualcuno sapendo che esiste un limite oggettivo, non fa vivere l’amore per quello che è: irrazionalità. Invece Alice ed Ezra mantengono molto viva questa parte dedicata alla razionalità, pur amandosi. Per me il libro è finito con loro, l’anima di “Asimmetria” sono loro due.

Manu

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