La dama che amò due principi, di Gabriella Magrini.

Ho letto due libri in due giorni, due libri che parlano d’amore ma con sfaccettature diverse. Il primo è un saggio sulle diverse fasi dell’amore, Ogni storia è una storia d’amore, il secondo invece è un libro che ho estratto dal cilindro dei libri acquistati, non letti, e dimenticati. Una triste combinazione, poiché ogni libro merita di essere letto, ma ho rimediato al torto fatto.

“La dama che amò due principi”, di Gabriella Magrini è la storia romanzata della poetessa giapponese Izumi Shibiku, vissuta attorno all’anno 1000. Era una donna bellissima, talentuosa e coraggiosa: ha sempre seguito il suo cuore e il suo istinto, anche a costo di essere ripudiata dalla famiglia.

Vi riporto la trama:

Editore: Harlequin Mondadori
Collana: Top Historical
Tipologia: Libro usato vintage
Anno edizione: 2007
Pagine: 325 p.

Questa è la storia di dama Izumi Shikibu, nobile figura di poetessa realmente vissuta alla Corte imperiale giapponese, attorno all’anno 1000. Di straordinaria bellezza e talento, la donna ebba potenti mariti, ma soprattutto le esigenze del suo corpo e del suo spirito e che ebbero la sventura di morire ancora giovani. Ormai giunta all’età matura, Shikibu decide di allontarsi dalle vanità del mondo e di farsi monaca buddista, ma prima rievoca la sua eccezionale avventura umana, dominata costantemente dalla ricerca dell’amore, come linfa vitale e fonte d’ispirazione artistica. E mentre i ricordi e le emozioni di avvicendano sulla pagina, la dama viene, a sua insaputa, coinvolta in una congiura di palazzo, ordita per eliminare il legittimo erede al trono… Popolato da una folla di personaggi delineati con rara perizia, scritto magnificamente e ricco di dettagli sui costumi, la cultura e gli usi di un’epoca favolosa, un romanzo delicato come un acquerello, commovente e insieme sensuale, che esalta al meglio il non comune talento narrativo di Gabriella Magrini.

Per chi ha amato Shogun e Le memorie di una geisha un romanzo incantevole e appassionante che rievoca la suggestiva e raffinata atmosfera dell’antico Giappone medievale.

Izumi non è stata solo una poetessa, ma è diventata leggenda: i suoi amori, le sue passioni, il suo coraggio, ma soprattutto le sue scelte sono state tramandate fino ad oggi dando vita alla leggenda giapponese sulla primavera.

Il romanzo si presenta con una narrazione molto più soft rispetto a quanto anticipato dalla sinossi, le vicissitudini della protagonista per quanto discutibili, sono addolcite da un’umanità che viene donata dall’autrice proprio per farla vedere come una donna che inseguiva la sua felicità. “Non entrerà mai nella tua vita un uomo che tu non abbia scelto” è la profezia fatta da suo padre, nessun uomo sarebbe stato il frutto di una situazione a lei contraria. Infatti, ci saranno diversi uomini oltre il primo marito: due fratelli, due principi che divideranno l’amore per la stessa donna.

Ma una notte verso l’alba, mi alzai con un impeto di ribellione: “E’ giusto tradire così la vita? Chiudere gli occhi e non vedere più la bellezza dell’attimo che stai vivendo?”

La pioggia era cessata e una leggera nebbia si posava a stratti sull’erba, la luna diafana e lontana scendeva verso. Un momento come questo non c’era nel passato e non ci sarà, identico nel futuro, pensai mentre guardavo riemergere il mondo, stillante e intatto, dalle tenebre ormai leggere della notte. In quell’alba, anche il calore delle mie maniche mi sembrava nuovo.

A dispetto della prima impressione, posso dire di aver letto un grande romanzo, con una ricostruzione storica e culturale impeccabile. La vita di Izumi è poesia, tutto è poesia.

Il finale è la degna conclusione della storia di una grande donna, che ha amato fino a quando le è stato possibile, l’amore la faceva restare in un luogo. Senza amore non era in grado di fare niente della sua vita. Non poteva che diventare una leggenda questa donna…

Manu

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