“E’ la follia degli uomini che trovo divertente”: La canzone di Achille, di Madeline Miller.

La quarantena si è rivelata perfetta per fare una cosa che andrebbe fatta periodicamente in ogni libreria: un bilancio dei libri letti, dei libri lasciati, e soprattutto dei libri comprati e abbandonati. Tra questi c’era un libro molto particolare, intenso, una storia che impariamo molto presto tra i banchi di scuola, ma che leggere in chiave romanzata fa decisamente un altro effetto.

“La canzone di Achille”, di Madeline Miller (la scrittrice di “Circe“), mi ha letteralmente rapito, stregato, coinvolto e mi ha ricordato una mia personale avversione per il personaggio di Achille. Nella mitologia greca è tutto magico, evocativo, potente, e la piccolezza degli uomini è una solida realtà.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Matteo CurtoniMaura Parolini
Editore: Marsilio
Collana: Universale economica Feltrinelli
Anno edizione: 2019
Formato: Tascabile
In commercio dal: 10 gennaio 2019
Pagine: 382 p., Brossura

Dimenticate Troia, gli scenari di guerra, i duelli, il sangue, la morte. Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d’armi – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.

L’Iliade di Omero l’abbiamo studiata tutti a scuola, così come tutti sappiamo chi sono Achille ed Ettore. Quello che viene approfondito in questo libro, non è lo scenario di guerra ma la storia d’amore tra Achille e Patroclo, un’attrazione che provano fin da ragazzini e che nascondono fino a quando non diventano adulti e le loro vite sono sempre più difficili tra intrecciare.

L’amore è sempre amore, in ogni sua forma, ma il sentimento che unisce Achille e Patroclo è qualcosa di controverso, combattuto e dal finale estremamente tragico. Come sempre, Madeline Miller, delinea perfettamente tutte le caratteristiche degli déi, le differenze con i mortali, la crudeltà di alcune divinità e l’espiazione di tutte le colpe pagate con l’isolamento. E’ così che si incontrano, Patroclo ha ucciso un uomo e quando vede Achille capisce che la sua vera pulsione sessuale non è per le donne.

Prendere la consapevolezza di essere “diverso” e di desiderare un ragazzo come Achille, rende Patroclo più vulnerabile rispetto ai suoi coetanei, ma è altrettanto determinato. Come in tutte le relazioni, c’è sempre un lato che ama di più e uno che invece prova qualcosa in meno, questo equilibrio sbilanciato è a sfavore di Patroclo, che sacrifica la sua vita per Achille in guerra.

Patroclo aveva capito che amore è sacrificio, Achille invece, ha capito di amarlo più di ogni cosa troppo tardi, come accade molto spesso. E’ un libro da leggere assolutamente, soprattutto per avere una prospettiva diversa dell’Iliade.

Manu

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