“Svegliamoci pure, ma a un’ora decente”, di Joshua Ferris.

L’eterno conflitto tra fede e razionalità, tra credere e non credere in niente che non si possa toccare o vedere, è quanto di più difficile da sbrogliare almeno una volta nella vita. Esistono eventi che possono produrre soltanto due effetti: alimentare la fede o farla perdere del tutto, diventando ateo oppure agnostico.

Gli atei non credono all’esistenza di Dio, in quanto entità astratta, mentre gli agnostici non credono in nulla che non sia terreno e tangibile, la spiritualità è negata come principio. Il protagonista del romanzo che ho letto, uno di quelli della mia famosa lista di libri da leggere, è ateo e consapevole che questo gli stia creando dei problemi, soprattutto con sua moglie.

“Svegliamoci pure, ma a un’ora decente”, di Joshua Ferris mi ha fatto scoprire il mio alter ego maschile: confusionario, delirante, insicuro, lento nel capire quello che vuole ma soprattutto per ottenerlo, pauroso, ma anche brutalmente sincero. Paul O’Rourke mi è entrato nel cuore.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Katia Bagnoli
Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 5 giugno 2014
Pagine: 367 p., Brossura

Paul O’Rourke vive a New York in un appartamento su due livelli con vista sulla Brooklyn Promenade. Va a cena tre o quattro volte a settimana da chef che hanno parecchie stelle Michelin, infanzie trascorse nella valle del Rodano e show televisivi tutti loro. Si aggira in luoghi dove le scorte di vino, da sole, fanno sembrare l’Impero romano una zona depressa del Kansas. Ha uno studio di dentista che occupa metà del piano terra di un condominio dietro Park Avenue, la strada più elegante del mondo, dove i portieri si vestono con tanto di guanti e berretto e aprono le porte ad anziane vedove con cagnolino. È capace di lavorare in cinque postazioni situate in cinque sale diverse, e di fare, cosi, soldi a palate. Tifa per i Red Sox che, nel 2004, soffiarono persino il titolo agli Yankees e vinsero le World Series. In una sola estate, per due mesi, ha anche profuso tutte le sue energie migliori nel golf. E, tuttavia, Paul O’Rourke ha un grave problema: tutte queste cose che racchiudono la sua vita gli appaiono soltanto parti. E le parti – e qui viene la fregatura – non sono tutto. Uno studio di dentista di successo non è tutto, i Red Sox, il lavoro, lo svago, gli chef, niente può essere veramente tutto, se ciascuna cosa riesce a occupare perfettamente il tempo soltanto per un certo periodo. Persino Connie, la ragazza con cui ha avuto un’intensa relazione, non può essere tutto.

Paul è un dentista di successo, ha uno studio avviato e ha come segretaria la sua ex moglie Connie, una donna ebrea molto credente e che non avrebbe voluto altro che un matrimonio felice e dei figli. Purtroppo non era un desiderio comune a entrambi, dal momento che Paul ha diverse fobie e insicurezze dettate dal suo essere ateo in seguito al suicidio del padre. Questo cambierà il corso della sua vita, facendogli porre dubbi e quesiti esistenziali continuamente.

I suoi monologhi e i suoi deliri sono stati il mio pane quotidiano per giorni, soprattutto per il coraggio delle sue idee e per la coerenza che ha sempre cercato di mantenere a dispetto degli eventi. Perché il titolo “Svegliamoci pure, ma a un’ora decente”? Perché la sua più grande paura è quella di restare sveglio mentre tutti intorno a lui dormono, la paura di restare da solo a vivere la sua vita mentre gli altri cedono agli istinti del sonno, della fede. La solitudine è intesa come abbandono, come quel Dio che lo ha abbandonato permettendo che suo padre si togliesse la vita e gli negasse di sentirsi figlio ancora per un po’ di tempo.

“Dopo la morte di mio padre facevo molta fatica ad addormentarmi. Mia madre chiudeva le imposte, accendeva la lampada da notte in camera mia e mi rimboccava le coperte, e io mi abituavo alla penombra sperando che il sonno arrivasse in fretta, ma non succedeva mai. Dovevo addormentarmi prima di lei, perché altrimenti sarei stato l’unico sveglio nella casa ed era brutto come rimanere solo. Essere solo era la cosa che mi spaventava di più al mondo. Se lei si fosse addormentata, si sarebbero addormentate anche tutte le altre persone del palazzo, e io sarei rimasto sveglio mentre gli adulti dormivano. Dovevo addormentarmi! Eppure, niente di quello che facevo riusciva a fermare il tempo o evitare che la notte diventasse sempre più scura e vuota. Dal nostro palazzo il sonno di estendeva come una malattia alle persone di tutto l’isolato. Presto si sarebbero addormentati tutti gli abitanti della città e, poco dopo, tutti gli abitanti del mondo. Sarei rimasto l’unica persona sveglia al mondo.

Un giorno arriva nel suo studio un uomo bizzarro che rifiuta l’anestesia, crede di saper gestire il dolore con la meditazione. Prima di andar via lo guarda e gli dice che sono uguali, che sono entrambi degli “ulm”. Da qui inizia l’incubo di Paul, qualcuno gli ruba l’identità e crea un sito internet dedicato allo studio dentistico; nella sezione dedicata alla biografia del dentista ci sono continue citazioni dell’Antico Testamento e frasi antisemite sulla persecuzione ebraica.

La paranoia che si scatena è tangibile, e la lettura prende il volo. Chi ha rubato l’identità di Paul? Connie cosa farà per aiutare il suo ex marito a ritrovare la fede persa ed attribuita arbitrariamente nel sito internet che sta sconvolgendo le loro vite?

Questo è un libro che mette tutti d’accordo e fa vivere una condizione di estrema parità. Tutti hanno ragione e tutti hanno torto. Come sempre, è una questione di prospettiva.

Manu

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