…e ritorno sempre da Diego: I valori che contano, di Diego De Silva.

Durante i miei giorni di permanenza a Manduria non potevo privarmi di un giretto nella mia libreria storica e chiedere senza troppi preamboli: “Dov’è Diego?”. Ebbene sì, il mio intento era proprio quello, ricongiungermi a Vincenzo Malinconico, l’antieroe per eccellenza, colui che viene apostrofato come cretino da tutte le donne che conosce.

Oggi avevo del tempo libero e da giorni vedevo questo bellissimo libro blu e arancione che mi fissa in modo spudorato, la tentazione è stata forte così ho messo da parte la mia lettura cartacea (Come fermare il tempo, di Matt Haig) per leggere Diego. Ritorno sempre da Diego…

Vi riporto la trama:

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 3 giugno 2020
Pagine: 320 p., Brossura

Eccolo di nuovo tra noi, l’avvocato d’insuccesso piú amato dagli italiani, in compagnia di un nuovo esilarante socio, di una nuova riluttante fidanzata, e dei suoi soliti pensieri inconcludenti. Ed eccolo alle prese con una nuova causa che sembra già pronto a perdere.Se non vi è mai successo di nascondere in casa una ragazza in mutande appena fuggita da una retata in un bordello al quarto piano del vostro palazzo, non siete il tipo di persona a cui capitano queste cose. Vincenzo Malinconico lo è. Dovrebbe sapere che corre un rischio bello serio, visto che è avvocato, e invece la fa entrare e poi racconta pure un sacco di balle al carabiniere che la inseguiva e va a bussargli alla porta. È cosí che inizia I valori che contano (avrei preferito non scoprirli) , il romanzo in cui Malinconico – avvocato di gemito, piú che di grido – oltre a patrocinare la fuggiasca in mutande (che poi scopriremo essere figlia del sindaco, con una serie di complicazioni piuttosto vertiginose), dovrà affrontare la malattia che lo travolgerà all’improvviso, obbligandolo a familiarizzare con medici e terapie e scatenandogli un’iperproduzione di filosofeggiamenti gratuiti – addirittura sensati, direbbe chi va a cena con lui – sul valore della pena di vivere. Un vortice di pensieri da cui uscirà, al solito, semi-guarito, semi-vincente e semi-felice, ricomponendo intorno a sé quell’assetto ordinariamente precario che fa di lui, con tutti i suoi difetti e le sue inettitudini, una persona che sa farsi voler bene, pur essendo (o forse proprio perché è) un uomo cosí cosí. Eccolo di nuovo tra noi, l’avvocato d’insuccesso piú amato dagli italiani, in compagnia di un nuovo esilarante socio, di una nuova riluttante fidanzata, e dei suoi soliti pensieri inconcludenti. Ed eccolo alle prese con una nuova causa che sembra già pronto a perdere. C’è una ragazza in mutande sul suo pianerottolo, assomiglia a Pippi Calzelunghe senza trecce, trema, gli chiede aiuto. Ma è una bomba a scoppio ritardato. Vincenzo Malinconico prende in mano quella bomba senza pensarci e se la porta dietro fino alla fine, anche quando la malattia irrompe nella sua vita storcendone l’andatura. Perché ai personaggi capita quello che capita alle persone. E quando diventano di famiglia, di libro in libro li vediamo innamorarsi, nascondersi, combattere, ridere, ammalarsi: vivere, in una parola.

“I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)”, di Diego De Silva, mi è sembrato da subito diverso dagli altri romanzi, è scritto con la solita ironia pungente, sarcasmo e battute crudeli ma ho percepito subito un’amarezza e una profondità diversa dagli altri romanzi. Vincenzo Malinconico adesso si trova nello studio associato Lacalamita e compie un gesto eroico ed eticamente giusto: fa entrare nel suo appartamento una ragazza in mutande che scappa terrorizzata da una casa per appuntamenti al quarto piano del suo palazzo.

“E’ che l’etica, secondo me, ha a che fare con le circostanze, più che coi bei discorsi. Pretende la solidarietà. La solidarietà devono tirartela dalle mani, perché tu capisca cosa significa. Ed è giusto che sia così, perché a chiacchiere tutti possono essere solidali con gli altri, ma è quando sei nella merda che diventi solidale con qualcuno o scegli di farti i fatti tuoi. Insomma: è facile accogliere quando non costa niente. Quando si tratta di compiere una buona azione che dal di fuori chiunque riconoscerebbe come tale. Ma prova ad accogliere rinunciando alla discriminante della bontà. Rispondi alla chiamata quando le tue buone azioni non si vedono, e anzi possono essere equivocate. Il bravo, fallo quando hai qualcosa da perdere. Quando rischi che ti accusino di malafede. E’ lì che ti misuri davvero col pensiero etico: nell’attimo in cui scegli, senza avere il tempo di ponderare la decisione, se afferrare la mano di quello che precipita o dire a te stesso che non hai potuto, anche se volevi tanto.”

Il suo breve monologo sull’etica mi ha profondamente colpito e questo mi è bastato per capire che Vincenzo Malinconico sta diventando “adulto”, va alla ricerca di qualcosa di stabile, non ha più paura dei suoi sentimenti perché scopre quali sono i valori che contano davvero nella vita. Per chi avesse letto “Divorziare con stile”, si accorgerà subito che si riprendono i fili narrativi esattamente da lì, ma qualcosa è cambiato. Il rapporto con i suoi figli ormai adulti, il rapporto sempre aspro con la sua ex moglie, i suoi insuccessi professionali che si rivelano sempre essere molto divertenti, lasciano lo spazio a un racconto un po’ più reale, più umano legato alla malattia come componente della vita.

Diego De Silva ha avuto l’abilità di costruire un personaggio per cui provare un sincero affetto è praticamente impossibile, io stessa sento Malinconico come un personaggio reale, ragion per cui mi sono ritrovata a piangere. Il suo modo di raccontare la vita ha subito una variazione radicale, adesso cerca tutto ciò che ha sempre evitato, fatta eccezione per Nives… Lei resterà sempre una costante, resterà sempre intollerante alla sua ex moglie, ma acquisirà una consapevolezza diversa di quella che è la sua esistenza e il suo posto nel mondo. Sarà anche un avvocato di insuccesso, ma nessuno sa offrire un punto diverso cinico e diretto come lui: “Per vivere di più bisogna fare soste brevi, e ripartire subito”.

Manu

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