Come un respiro, di Ferzan Ozpetek.

Ultimamente mi ritrovo a chiedermi cosa sia davvero la felicità, se si possa essere felici nonostante qualcosa che fa perdere l’equilibrio, un dispiacere, una bugia. Cos’è davvero la felicità?

Nell’ultimo romanzo di Ferzan Ozpetek, Come un respiro, questa domanda mi è arrivata dritta al cuore e mi ha fatto capire che essere felici è una scelta e nulla più, un’inclinazione naturale, una predisposizione. Le paturnie e i rancori possono essere tollerati solo essendo felici della vita che si conduce e delle proprie scelte. Questa è la storia di due sorelle, Elsa e Adele, separate da un tragico evento e che hanno cercato la loro felicità nonostante tutto.

Vi riporto la trama:

Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 12 maggio 2020
Pagine: 168 p., Brossura

Il presente si mescola al passato per narrare la potenza della vita stessa, che obbliga a scelte da cui non si torna più indietro. Ma anche per celebrare – come solo Ozpetek sa fare – una Istanbul magica, sensuale e tollerante, con i suoi antichi hamam, i palazzi ottomani che si specchiano nel Bosforo, i vecchi quartieri oggi scomparsi.

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d’abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un’ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l’esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un intenso thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall’oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un emozionante susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l’Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie.

Quanto pesa una bugia nel rapporto tra due persone? Una bugia può compromettere la felicità? Nella vita di Elsa e Adele, due sorelle inseparabili, è accaduto qualcosa per cui il loro rapporto ha subito una frattura insanabile. Questo ha portato alla fuga dall’Italia di Elsa, che arriverà a Istanbul e darà inizio alla sua nuova vita in una città che l’ha accolta con amore incondizionato, e a cui lei sarà eternamente grata.

Dopo cinquant’anni Elsa torna in Italia, ma non torna in un posto qualunque. Torna nell’appartamento in cui ha vissuto insieme a sua sorella Adele e suo marito Vittorio. Pensando di ritrovare la sua metà, invece troverà una coppia sposata da poco e che ha acquistato quell’appartamento. Elsa non resiste alla tentazione di sbirciare in quelle mura, vedere cosa è cambiato e questo la porterà a scavare nei suoi ricordi. Di lì a poco arriverà sua sorella Adele, così Elsa resterà in compagnia di Giovanna e Sergio, e i loro amici che vanno regolarmente per il pranzo domenicale.

Sembra la scena del film Le fate ignoranti, per chi ha visto il film sa che Antonia bussa alla porta cercando la signorina Mariani e invece trova un gruppo di amici che sta per pranzare. Anche in questo romanzo ci sono tante sfumature che vengono colte attraverso gli sguardi di chi osserva questo gruppo per la prima volta e capisce che non è tutto come sembra.

Iniziare questo romanzo e finirlo è stato davvero come un respiro, non me ne sono neanche accorta tanto era il coinvolgimento che ho provato leggendo della vita di Elsa. La sua Istanbul diventa lo sfondo perfetto per la sua rinascita, i suoi colori e il suo calore la riportano a riscoprire chi è, ma soprattutto a capire che è possibile riappacificarsi con il passato.

Niente è come sembra, soprattutto l’amore, la felicità, a volte sono soltanto delle proiezioni ma qualcuno riesce ad essere felice anche in questa enorme bolla di sapone.

Se l’eternità è un battito di ciglia, allora la felicità è come un respiro.

Manu

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