…che Dio perdona a tutti, di Pif.

E’ un fenomeno ormai largamente diffuso quello che vede in veste di scrittori i personaggi del mondo dello spettacolo. Azzardai una leggera polemica diverso tempo fa, ma trovo un immenso piacere nel trovare delle eccezioni, dei casi unici e rari in cui il potere della scrittura è accompagnato dalla personalità di chi si cimenta in questa impresa.

Pif, all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, è un brillante presentatore, regista palermitano e ha aggiunto alle sue esperienze anche quella di scrivere un romanzo esilarante, brillante e che mette a nudo le contraddizioni degli esseri umani. La verità è che predichiamo bene e razzoliamo male, ci professiamo credenti, crediamo di essere immuni dagli errori e dai pregiudizi solo perché crediamo di essere sempre dalla parte della ragione.

Arturo, il protagonista di “…che Dio perdona a tutti”, è un trentacinquenne che conduce una vita piuttosto standard: è un agente immobiliare con la passione del calcetto e dei dolci alla ricotta. Le donne non rappresentano una voce essenziale della sua esistenza, è un sentimentale e crede fortemente nell’amore e nella compatibilità. L’arrivo di Flora nella sua vita gli provocherà un leggero turbamento, un innamoramento istantaneo e l’estrema convinzione che possa essere la donna della sua vita. Ma poi, sarà davvero così?

Vi riporto la trama:

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 15 novembre 2018
Pagine: 186 p., Brossura

Una storia divertente che si inserisce a pieno titolo nella tradizione della commedia italiana più trascinante e intelligente. Un romanzo che tocca in profondità temi importanti del nostro tempo.

«”Lei mi vuole cattolico praticante. Bene, allora praticherò ogni santo giorno la parola del Signore e seguirò gli insegnamenti dei cinque evangelisti!” Ed evidenziai le prime tre settimane. Solo dopo mi ricordai che gli evangelisti erano quattro.»

Arturo è un trentacinquenne, non ha ancora una fidanzata e fa l’agente immobiliare. Il suo principale obiettivo nella vita è mantenere immutato lo stato delle cose. Ha poche passioni che condivide con gli amici di sempre. La più importante e irrinunciabile è il cibo: famoso per la sua pignoleria gastronomica, gli amici spesso si fanno il segno della croce quando al ristorante è il suo turno di ordinare. Arturo ricambia la loro tolleranza, immolandosi come portiere per le partite di calcetto. Questa è la sua routine, fino al giorno in cui entra in scena Lei: la figlia del proprietario della pasticceria che fa le iris più buone di Palermo, il dolce preferito di Arturo. E in un istante diventa la donna dei suoi sogni. Sveglia, intraprendente, ma anche molto cattolica, Lei sulla religione ha la stessa pignoleria di Arturo sui dolci. È proprio così che lui la conquista, sostituendo l’uomo che ha il compito di interpretare Gesù durante una Via Crucis. Quel giorno è per Arturo un vero calvario, perché durante il tragitto si accorge di avere dimenticato qualsiasi nozione della religione cattolica e sbaglia tutto, dando vita a una rappresentazione ai limiti del blasfemo. Ciònonostante, Lei si innamora e per un periodo felice i due stanno insieme, senza che lei si accorga della sua indifferenza religiosa né, tanto meno, senza che Arturo la confessi… Questo precario equilibrio, fatto di verità non dette e risposte liturgiche mezzo inventate e mezzo bofonchiate, non può durare: quando Lei si accorge della freddezza cattolica del compagno, la loro vita di coppia esplode. Per qualche giorno lui para i colpi, ma poi, un po’ per sfinimento e un po’ per provocazione, decide di applicare alla lettera le regole e gli insegnamenti del cristianesimo, di praticare la parola di papa Francesco. Per tre settimane. Quella che mette in pratica è una vera e propria rivoluzione che cambierà la vita di tutti, rivelando a Lei e alle persone che gli stanno intorno, amici e colleghi inclusi, la natura profonda e dimenticata del cristianesimo. Una verità molto scomoda, come Arturo avrà presto modo di scoprire.

“Futti futti, che Dio perdona a tutti” è un detto siciliano, con una ratio ben precisa: è sempre possibile espiare le proprie colpe e i propri peccati, il perdono è incondizionato. Il tema della fede e della modalità in cui si professa è stato e sarà sempre, un forte tema di dibattito, anche se Pif ha trovato un modo straordinario per affrontarlo.

Arturo è poco credente, o meglio professa la religione come un obbligo che per inerzia si trascina dai tempi del catechismo; non è la stessa cosa per Flora, la sua compagna, che rendendosi conto di questo dettaglio, mette in discussione il rapporto con lui. Per questo motivo, Arturo, in nome del sentimento che lo lega a lei, avvia un processo di conversione totale dalla durata di tre settimane.

Le vicende che si susseguono sono estremamente divertenti nelle prime pagine, così come lo è la sua passione sfrenata per i dolci. Il resoconto dettagliato di queste settimane ha un’inflessione verso l’inadeguatezza, diventa tutto estremamente amaro ma anche accompagnato da una fervida coerenza: Arturo dice quello che pensa, fa quelle che dice, tutto guidato dalle sacre scritture e dai precetti religiosi, ovviamente. La coerenza è il vero punto cardine della sua vita, è totalmente incapace di contraddirsi tra le sue azioni e le sue parole.

Quanto pesa il coraggio delle proprie convinzioni? E’ sempre giusto fare quello che si dice? Ma soprattutto, si può modificare il proprio Io in nome di qualcuno che ci trova inadeguati? Basta leggere questo romanzo per trovare queste risposte, o quantomeno per riflettere che non siamo sempre quello che diciamo di essere.

Manu

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