L’assassinio del commendatore, di Haruki Murakami.

Questo luglio segna il minimo storico per quanto riguarda le letture portate a termine, finora un solo libro letto, nessuna lettura alternativa. Sono stata fedele alla mia prima scelta, non ho avuto fretta di leggere, dando un significato diverso al tempo che stavo spendendo.

Non so perché, ma ogni volta che scelgo di leggere un romanzo di Murakami io mi “blocco”, divento lenta, mi ritrovo a ragionare su aspetti che avevo considerato poco. Insomma, è come se mi vedessi allo specchio per la prima volta e volessi studiare per bene la mia immagine.

“L’assassinio del commendatore” è un’opera magistrale, intensa e che rivaluta i concetti di idea e metafora rispetto al pragmatismo inevitabile che segna lo scorrere della vita. Le idee possono fare la differenza, la paura quando trova spazio nella mente condiziona il presente e soprattutto il futuro: le idee sono soggette ai cambiamenti, ma un’idea non può nascere se la paura la soffoca.

E’ un romanzo pubblicato in due parti distinte (Idee che affiorano e Metafore che si trasformano), ma io ho avuto l’enorme piacere di leggere una versione integrale e illustrata da Noma Bar. Non sono stata per niente incentivata a separarmene nonostante i diversi momenti di perplessità che mi hanno colpito, anzi… l’atmosfera misteriosa del romanzo e Marie, la tredicenne più incredibile mai descritta in un romanzo, sono entrati a far parte di me. Alla fine mi è sorta spontanea una domanda: la vita premia la paura o il coraggio? La paura protegge, il coraggio espone ai pericoli, o almeno per definizione dovrebbe essere così. Poi ho letto “L’assassinio del commendatore” e ho rimescolato le carte del mio mazzo di idee. Tutto è possibile.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Antonietta Pastore
Illustratore: Noma Bar
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 12 novembre 2019
Pagine: 856 p., ill. , Rilegato

Libro primo. Idee che affiorano. Libro secondo. Metafore che si trasformano.

«Nell’Assassinio del Commendatore il lettore farà la conoscenza di personaggi che appaiono e scompaiono come lo stregatto di Alice: la realtà comprende tante cose, ribatte Murakami» – la Repubblica

«Murakami una volta ha detto che il compito della letteratura è fare i conti con le ferite emotive che rimangono per sempre, delinearne i confini e lavorare per farle guarire. È una definizione delle storie che funzionano, e il filo conduttore di tutte le sue opere» – Rolling Stone

«I personaggi di Murakami ci ricordano che, per quanto razionali e stabili ci possiamo credere, la vita è fuori dal nostro controllo. Non scegliamo chi amiamo o chi ci amerà né molti altri aspetti importanti delle nostre esistenze. E non solo non abbiamo tutto il controllo che pensiamo di avere, ma là fuori c’è anche molto di piú di quello che riusciamo a vedere. Scrivendo di metafore che si trasformano e idee che affiorano, facendo risuonare campane sotterranee o parlare personaggi usciti da un quadro, Murakami ci ricorda che il mondo è molto piú misterioso e incantato di quello che crediamo. E che proprio per questo è un posto meraviglioso in cui vivere» – The Los Angeles Review of Books

Campane che suonano di notte, personaggi che prendono vita direttamente dai quadri, personaggi enigmatici dal passato misterioso, idee che prendono vita e che cambiano, uomini e donne in miniatura che cambiano aspetto e che danno una spiegazione logica a eventi irrazionali. Questi sono tutti gli elementi di un romanzo che mette in discussione ogni tipo di sicurezza che si possa maturare nella vita: vivere attraverso i principi di un codice morale universalmente riconosciuto e che si possa rappresentare come un elemento grafico, potrebbe essere un modo per definire l’arte senza usare troppe parole.

A volte è tutto davanti agli occhi, si può trasformare ma solo per aiutare a guardare meglio il quadro della vita. Idee e metafore possono cambiare, ma fanno sempre parte dello stesso quadro.

Manu

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