La camera azzurra, di Georges Simenon.

Quando si chiede un consiglio di lettura, bisogna accettarlo per diversi motivi: bisogna cogliere l’opportunità di ampliare i propri orizzonti, si aggiunge qualcosa al proprio bagaglio culturale, e, soprattutto è necessario riuscire a cogliere nuovi significati attraverso gli occhi di un altro lettore. Fatta questa premessa, ho accettato il consiglio richiesto e il modo in cui mi è stato descritto il romanzo mi ha portato a iniziarlo subito.

Ero stata preparata a una scena molto forte, ma quando l’ho letta mi sono sentita colpire in pieno volto. Le relazioni sentimentali sono estremamente delicate e vivono soltanto nei corpi e nelle anime di chi ne è coinvolto. I protagonisti del romanzo di Georges Simenon, “La camera azzurra”, sono due amanti che si incontrano ogni giovedì in una camera d’albergo. Tony e Andrée non potrebbero essere più diversi, hanno fatto scelte di vita diametralmente opposte, eppure condividono una passione malata e ossessiva.

“La camera azzurra” è diventato anche un film nel 2014. Mathieu Amalric è il regista e veste anche i panni del protagonista.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Marina Di Leo
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 1
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 6 febbraio 2008
Pagine: 153 p., Brossura

Nel suo stile asciutto, rapido, implacabile, Simenon ci racconta la storia di una passione vorace e devastante, che non arretra davanti a nulla. Nemmeno davanti a un doppio delitto.

«… forse uno dei migliori Simenon che si siano letti. Ed è quasi insopportabile per quanto è bello. Provincia francese, un amore extraconiugale per molti versi inspiegabile e famelico, pochi personaggi, rari esterni. Questi gli ingredienti. Ma nel volgere di poche pagine, lo scrittore ci fa precipitare dentro un universo di indescrivibile, ordinaria infelicità piccolo borghese … Di recente, in Inghilterra e Stati Uniti qualche sciocco si è scandalizzato che Simenon sia entrato a far parte della Pléiade. Lo inviterei a leggere subito “La camera azzurra”.» (Mario Fortunato)

Non avevo ancora letto nulla di Simenon, so di essermi approcciata con uno dei suoi romanzi più incisivi e asciutti. La narrazione è ridondante di stereotipi ma ne ho molto apprezzato la struttura. Alcune parti e dialoghi sono volutamente ripetuti, con estrema precisione, proprio per rafforzare alcuni concetti come quello di voler passare la vita insieme, l’abitudine, e la paura della noia, dimenticando di avere già qualcuno che si è scelto per passare la vita insieme.

Ho trovato perfetta anche la presenza di pochi personaggi e ben costruiti, ben descritti, al punto tale da poterli immaginare in carne e ossa. La voce roca e la sensualità di Andrée mi resteranno sempre in mente, così come la bellezza tipicamente italiana di Tony, il suo riflesso nello specchio e la schiena nuda hanno reso pregna di carica emotiva ed erotica la narrazione, pur mantenendo un tono sempre distaccato e asettico.

La vera protagonista resta l’ossessione, una sfaccettatura dell’amore quando si ammala. Un amore sano dovrebbe esserne privo, ma quando perde questa dimensionalità è inevitabile che diventi un amore ossessivo, possessivo, geloso, soffocante, violento. Non voglio raccontare la storia di Andrée e Tony, ma basti sapere che un amore clandestino ha tutte le carte in regola per diventare un pensiero ossessivo.

Vorrei anche aprire una parentesi legata agli stereotipi e “La camera azzurra” ne è davvero colma, sia di stereotipi che di pregiudizi. Non ho gradito alcune descrizioni e parallelismi con la cultura italiana rispetto a quella francese. Così come non ho gradito l’idea che una donna con alcune caratteristiche fisiche e caratteriali, possa essere idonea a una scelta di vita coniugale unita dal matrimonio, ed altre donne invece lo sono di meno. L’amore viene un po’ dissacrato e fatto perdere in un bicchier d’acqua, ma proprio perché circoscritto in questo poco spazio vitale, ha la possibilità di sopravvivere, sia da sentimento sano che, purtroppo, anche da sentimento malato.

Manu

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