Il vangelo secondo Gesù Cristo, di José Saramago.

Dopo tanto peregrinare, mi sono persa e non sapevo più cosa leggere. Mi ero ostinata a leggere un libro che ho abbandonato senza troppi fronzoli, e l’ho sostituito con un altro. Il rimpiazzo è stato ben ragionato: avevo bisogno di qualcosa che potesse scuotermi, al limite della blasfemia e leggermente distopico, per tutti questi motivi ho scelto di leggere “Il vangelo secondo Gesù Cristo” di José Saramago.

Che il sacro resti sacro, che il profano resti profano, eppure esiste un modo leggermente diverso per reinterpretare le Sacre Scritture: e se si mettesse l’accento sul lato umano del figlio di Dio? Se le sue sofferenze fisiche fossero state reali e plurime? Se avesse avuto una moglie? Se la sua famiglia di origine avesse avuto dei dissapori interni per la misteriosa gravidanza di Maria?

Mettiamo insieme tutti questi “Se”, Saramago fornisce le risposte e riscrive il Vangelo, ma secondo Gesù Cristo.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 maggio 2014
Pagine: Brossura

Il Gesù Cristo di Saramago, da alcuni cristiani ortodossi ritenuto blasfemo, è un carattere fortemente spirituale, ma in tutto e per tutto umano, che incarna i dubbi e le sofferenze propri della condizione universale di uomo. Il figlio di Dio, dalla nascita a Betlemme alla morte sul Golgota, affronta le medesime esperienze descritte nel Vangelo, qui però narrate secondo una prospettiva terrena, con spirito critico e senso logico. In questa storia non c’è fede nei miracoli, bensì coscienza di trovarsi in balìa della volontà di potenza di un Dio padre distante e indifferente al dolore che provoca. La serie di disgrazie, stragi e morti che costellano l’esistenza di Gesù, fino al non cercato e non accettato compimento del destino di vittima sacrificale, diventa così un’occasione per riflettere sulla contrapposizione tra bene e male, sulla problematicità di fare il giusto tramite l’ingiusto, sull’imperscrutabilità del senso della vita umana e sulla sconcertante ambiguità della natura divina.

Il confine tra sacro e profano è invisibile, sottile, delicato, un campo minato che si estende in ogni direzione. Basta pensarle alcune cose per essere ritenuti blasfemi, figuriamoci scriverle, leggerle, argomentarle. Ho sempre fantasticato sulla vita da uomo di Gesù Cristo, sulle sue sofferenze e sui suoi dubbi, ritenendo che per alcuni aspetti sia stato divinizzato dagli uomini. Il sacrificio di un uomo inconsapevole del proprio destino non trova una logica nella dimensione terrena, soprattutto se l’uomo in questione ignora quale sia il suo vero posto nel mondo.

Fin dalle prime pagine ho letto di una Maria e di un Giuseppe, una donna che deve giustificare una gravidanza a suo marito pur essendo vergine. Sarà anche una riscrittura del Vangelo, ma la chiave di lettura è fortemente pragmatica, umana e poco spirituale. La sua maternità splende nei suoi occhi, tanto che viene scritto:

“Donna, tu porti un figlio nel tuo ventre, ed è questo l’unico destino degli uomini, avere inizio e avere fine, avere fine e inizio.

Come hai saputo che sono incinta?

Non è ancora cresciuto il ventre, ma i figli brillano negli occhi della madre.

In tal caso, mio marito avrebbe dovuto vedere nei miei occhi il figlio che ha generato.

Ma forse non ti guarda quando lo guardi tu.”

E’ un romanzo che non fa sorprese, non sono previsti colpi di scena, ma offre un’opportunità incredibile: riflettere sulla condizione di umano, sulle ingiustizie e sulle incongruità della vita terrena. E’ proprio in questa dimensione che le domande è lecito farle, ma le risposte non sempre è dato conoscerle. Il dubbio assume un ruolo da protagonista nella vita degli esseri umani, sappiamo, forse, quello che viviamo adesso, ma perché si susseguono determinati eventi non ci è dato saperlo.

Manu

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