Come il mare in un bicchiere, di Chiara Gamberale.

Il 2020 verrà ricordato per sempre come l’anno del lockdown, del coronavirus e del distanziamento sociale. Le relazioni sono state digitalizzate, i rapporti tra congiunti valgono più dei rapporti “di fatto” e improvvisamente un mancato vincolo di parentela o di affettività ufficialmente riconosciuta hanno rappresentato un handicap sociale.

Chiara Gamberale durante la sua quarantena con Vita, sua figlia, ha scritto un piccolo diario che è diventato un racconto a cuore aperto, come ogni libro pubblicato finora.

In me sto bene

come il mare in un bicchiere

ma se sono confinato in questo calice

qualcuno mi può bere.

Vi riporto la trama:

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 25 giugno 2020
Pagine: 128 p., Brossura

Parole forti, nuove. Un quaderno che è allo stesso tempo un urlo e un abbraccio.

«L’intenzione di questo mio breve libro, che preferirei chiamare quaderno, non è quella di tediarvi con il diario della mia quarantena, ognuno ha il suo ed è quello il più prezioso. La mia intenzione è quella di arrivare a riflettere insieme su un protocollo di autodifesa psicologica ed emotiva che questa incredibile tragedia ci potrebbe suggerire.»

Ci sono persone con un desiderio così forte di assoluto, che si sentono nel corpo come l’immensità del mare dentro a un bicchiere. Ma sanno che quel bicchiere, piccolo fino al ridicolo per il suo compito impossibile, è l’unica occasione per incontrare gli altri, perché qualcuno possa avvicinare le labbra e bere. Persone che di quel limite però continuano a essere insofferenti, a stare male al punto di diventare prigioniere della propria testa. Persone Dentro di Testa, come scrive Chiara Gamberale – “non ho mai sopportato che delle persone con un certo tipo di problemi si dica: fuori di testa”. Persone fondamentalmente smarrite, come sente di essere lei e quegli amici che soprannomina ‘Gli Animali dell’Arca Senza Noè’. Che quando il mondo si è chiuso in casa, contrariamente a chi di solito è capace di vivere, si sono dimostrate fin troppo capaci, senza il peso del Là Fuori, di sopportare questa quarantena. “A che cosa ci riferiamo, quando diciamo: io? A tutto quello che prescinde dal Là Fuori o a tutto quello che lo prevede?” Chiara Gamberale, sempre così pronta a raccogliere la sfida di inventarsi modi speciali per dare voce a ciò che sentiamo, ci consegna ora una testimonianza che è un urlo e una carezza. Pagine forti, nuove, in cui quel disagio diventa, alla luce particolare della pandemia, la chiave per schiudere le fragilità e le risorse di ognuno di noi. Perché quel metro di distanza dagli altri, sia quando si infrange sia quando si rispetta, è comunque “un potere nelle nostre mani”.

Le parole di Chiara Gamberale contengono una forza e una delicatezza come sempre innata, naturale, disarmante. Spesso mi sono ritrovata durante la lettura con il desiderio di poterle stare accanto e di poterle parlare, la sua fragilità mi ha sempre commosso.

Il suo quaderno reso pubblico con la sua pubblicazione è un modo per ricordare quei giorni difficili, fatti di solitudine per chi ha capito durante il lockdown che senza marito o parenti era da solo. La sua arca di Noè non poteva affiancarle e supportarla, così ha dovuto fare i conti con la sua fragilità e la sua depressione.

Dentro di testa, il suo modo per definire tutte quelle situazioni in cui perdeva il controllo della sua emotività, è quello che mi ha più colpito. Quanti pensieri ed emozioni può contenere una testa sola? E questi pensieri si possono tenere in ordine e uscirli al momento giusto? Si possono chiudere a chiave per non farli uscire più?

E’ un libro sottile, concentrato, ma non manca niente. Anche il mare si può tenere in un bicchiere, ma sempre mare resta. Una volta letto anche “Una vita sottile” e “Color lucciola”, potrò dire di aver letto tutti i suoi romanzi.

Quali romanzi avete letto di Chiara Gamberale? Qual è il vostro romanzo preferito?

Manu

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