Seni e uova, di Mieko Jawakami.

La donna è strutturata in un modo complesso, è una macchina perfetta e misteriosa pur avendo una psiche a volte difficile da comprendere. Spesso esiste un timer programmato a nostra insaputa e all’improvviso segna lo scadere del tempo e si liberano tutte le angosce e le debolezze che non sono state ascoltate. “Seni e uova” di Mieko Kawakami è un romanzo che parla proprio di questo: debolezze, paure, solitudine, maternità, sentirsi belle e accettate, ma soprattutto è un romanzo che mette l’accento sull’emancipazione femminile.

La donna, almeno formalmente, ha ottenuto un buon livello di emancipazione sociale, anche se ancora ci sono diversi cliché da sfumare. Due principalmente sono le cose che angosciano una donna: la propria fisicità e la possibilità di procreare, la capacità di avere dei figli. Entrambi sono dei tasti molto delicati, ancora oggi è difficile parlarne apertamente e prendere consapevolezza che si può essere donna anche con un aspetto diverso o senza figli. Confesso, che leggendo questo romanzo, si sono accese diverse spie anche in me, ho scoperto di pensare alcune cose e di esserne totalmente inconsapevole. Toglie il fiato, è vero, fa mancare l’aria.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Gianluca Coci
Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 26 agosto 2020
Pagine: 624 p., Brossura

L’attesissimo romanzo della scrittrice salutata da Haruki Murakami come la più importante del Giappone contemporaneo.

«Non potrò mai dimenticare il senso di puro stupore che ho provato quando ho letto per la prima volta Seni e uova di Mieko Kawakami. Mi ha lasciato senza fiato» – Haruki Murakami

«Mieko Kawakami con Seni e uova ha lanciato una granata letteraria nel mondo della fiction giapponese, polverosa e dominata dagli uomini» – The Economist

Mescolando fine umorismo a un’avvincente profondità emotiva, Mieko Kawakami è oggi una delle scrittrici più importanti e più vendute del Giappone. Seni e uova racconta i viaggi intimi di tre donne mentre affrontano costumi oppressivi, incertezze sulla strada da intraprendere per trovare il benessere e la possibilità di scegliere il proprio futuro liberamente. Makiko va a Tōkyō alla ricerca di una clinica in cui possa mettere delle protesi al seno a prezzi accessibili. È accompagnata da sua figlia Midoriko, che non le parla da sei mesi, incapace di accettare i cambiamenti del suo corpo di adolescente e sconvolta dal desiderio della madre di modificare il proprio seno volontariamente. Dieci anni dopo, Natsu, sorella minore di Mikiko e scrittrice affermata, ritorna nella sua Ōsaka. È ossessionata dall’idea di invecchiare da sola e inizia il percorso per diventare madre, in una clinica specializzata, e si scontra con i pregiudizi della società giapponese e i problemi legali e fisici legati alla fecondazione assistita.

Il romanzo nonostante sia diviso in due parti distinte, vede la stessa protagonista, Natsu, che si divide tra il desiderio di sua sorella Mikiko di sottoporsi a un intervento di mastoplastica additiva e il suo desiderio di maternità, come soluzione alla solitudine imperante che batte il tempo delle sue giornate. Non è facile guardarsi allo specchio e vivere il proprio aspetto con repulsione, non è facile stare al mondo e non accorgersi dei cambiamenti circostanti solo perché non si divide la vita con qualcuno.

Natsu non vuole un uomo, vuole un bambino che le faccia notare i cambiamenti del mondo, che smetta di farla sentire da sola, ma al tempo stesso si scatenano le paure intrinseche e fisiologiche che appartengono a ogni genitore.

In Giappone esiste la possibilità di avere dei figli anche come donna single, ma solo ricorrendo alla donazione volontaria. In tutti gli altri casi, si può procedere con la fecondazione assistita, anche se si solleva una questione morale importante: e se i figli messi al mondo con la fecondazione assistita volessero conoscere il loro “padre biologico”? Si può considerare padre chi ha donato in forma anonima il proprio liquido seminale?

Morale ed etica sono i principali ostacoli della scienza da sempre, ma Seni e uova focalizza l’attenzione anche sul lato più oscuro di una pratica ormai largamente diffusa. Mi ha fatto mancare l’aria, piangere, sorridere, mi ha fatto capire che non esiste un solo modo di essere e di sentirsi donna. Qualunque scelta può essere rovesciata e analizzata con i suoi pro e contro. Sullo sfondo di queste vicende c’è un Giappone maestoso, folkloristico, contraddittorio, e sempre così affascinante.

Ultima, ma non meno importante, la straordinaria traduzione di Gianluca Coci che ha aggiunto delle note integrative oltre al consueto glossario presente al termine del romanzo.

Consiglio questa lettura a tutte le donne, anche se credo che prima dei trent’anni questa lettura non possa essere colta in tutta la sua profondità e intensità.

Manu

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