“Nessun viaggio verso le origini è davvero uguale a un altro”: Nel segno dell’anguilla, di Patrik Svensson.

Dopo aver letto Il sussurro delle api, ho vissuto attimi di estrema indecisione: tanti libri da leggere, generi diversi, ma soprattutto non sapevo ancora una volta quale delle mie emozioni alimentare. La scelta è ricaduta su un romanzo inclassificabile, romanzo e saggio scientifico nello stesso tempo, caratterizzato da un’alternanza perfettamente ritmata e sincronizzata di due stili che apparentemente non potrebbero stare insieme.

Nel segno dell’anguilla”, di Patrik Svensson è la storia di un padre e un figlio che condividono la passione per la pesca delle anguille, creature studiate da secoli e che presentano diverse affinità con il genere umano: “Il lato nascosto dell’anguilla è anche il lato nascosto dell’uomo. E cercare in solitaria il proprio posto nel mondo, in fin dei conti è la più comune di tutte le esperienze umane”.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Monica Corbetta
Editore: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 26 settembre 2019
Pagine: 288 p., Brossura

Nel segno dell’anguilla è un libro unico, che esula da ogni genere: memoir, racconto naturalistico, riflessione su un viaggio che è insieme scoperta e ritorno alle origini. E che inevitabilmente ci riporta a noi, e agli interrogativi irrisolti del viaggio che è la nostra vita.Un padre, un figlio, una storia di formazione e di scoperta della natura.

«A libro finito questa anguilla rimane nella mente come qualcosa di molto perturbante» – Robinson

«Quando eravamo giù al torrente, non mi ricordo che parlassimo d’altro se non di anguille e del modo migliore per catturarle. O meglio, non mi ricordo proprio che parlassimo.»Durante le magiche notti d’estate in cui i pipistrelli sorvolano il torrente al chiaro di luna, un padre e un figlio vanno a pesca di anguille ed escogitano sempre nuovi metodi per mettere le mani su questa creatura degli abissi, del buio e del fango, per catturare il suo corpo viscido e guizzante e guardare nei suoi occhi nerissimi. Dandole la caccia imparano a conoscersi, a cementare un rapporto fatto soprattutto di silenzi, ma anche di rispetto e complicità. La sfida con l’animale più sfuggente di tutti insegna al ragazzo a fare della natura una maestra, una guida. Nel ricordo di suo padre e delle tante cose rimaste fra loro non dette, Patrik Svensson racconta una storia di formazione sullo sfondo di un mistero che per millenni ha affascinato pensatori, scienziati, esploratori: da chi, come Aristotele, dell’anguilla ha studiato l’origine, l’essenza e le sorprendenti metamorfosi – essere anfibio, serpente di mare, pesce d’acqua salata o dolce – a un giovanissimo Freud che si è dedicato con ostinazione allo studio dei suoi meccanismi riproduttivi; fino ai biologi che hanno scandagliato gli oceani per seguire le sue migrazioni dal Mar dei Sargassi ai fiumi d’Europa e d’America, e ritorno. E oggi il rischio dell’estinzione accomuna il destino di questo animale a quello dell’uomo, facendone un simbolo dell’emergenza ambientale.

“Per quanto contrastanti possano essere i sentimenti suscitati dall’anguilla, quando la si osserva da vicino, nel suo habitat naturale, fa un’impressione abbastanza buona. Non si mette in bella vista. Non fa scenate drammatiche. Mangia quello che l’ambiente circostante le offre. Si tiene all’ombra e non richiede né attenzione né apprezzamento.

L’anguilla, per esempio, è molto diversa dal salmone, che luccica e brilla e fa balzi selvaggi e salti arditi. Il salmone mi sembra un pesce egocentrico e vanitoso. L’anguilla invece dà l’idea di essere più serena. Non attribuisce importanza alla propria esistenza.”

Il viaggio verso le origini e la conseguente ricerca del proprio posto nel mondo sono il tema principale del romanzo; studiando il comportamento delle anguille di discute il senso dell’esistenza umana nella sua debolezza e allo stesso tempo nella sua forza legate allo stare al mondo. Da secoli si studia il comportamento di queste creature il cui comportamento presenta diverse affinità con il nostro mondo: esistiamo spesso senza sapere cosa siamo, ma sappiamo di esistere.

E’ un romanzo, a mio parere, difficile da classificare ma senza molti dubbi si potrebbe considerare come un romanzo di formazione contemporaneo. Un padre e un figlio cercano di comprendere con saggezza e sapienza quale viaggio compiere, quale atteggiamento adottare per occupare il proprio posto nel mondo mentre osservano le anguille. Le argomentazioni scientifiche di Aristotele e Freud si alternano alla storia dei protagonisti, fondendosi fino a diventare difficile scindere la scienza dalla parte più emotiva.

Nel segno dell’anguilla” insegna che non servono tante parole per comunicare e per farsi capire, basta osservare e farsi le domande giuste. La conoscenza della natura spesso rivela delle chiavi di lettura che altrimenti non si saprebbero cogliere. Ancora una volta gli svedesi mi sorprendono…

Manu

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