Il mondo è nella testa, di Christoph Poschenrieder.

L’operazione “eliminacodedeilibridaleggere” sta continuando, mi sono resa conto di avere una mole di libri non onorati nella lettura, alcuni non sono stati letti per anni. Dovevo rimediare e onorare quei libri abbandonati nei vari angoli della casa, senza che io li abbia toccati, accarezzati e annusati. Il mio rapporto con i libri cartacei è sensoriale, non è solo una questione di piacere al tatto con la carta. Io devo respirare l’odore e guardare i giochi di luci e ombre che ci sono nei vari momenti della giornata in cui cerco disperatamente di leggere.

Un anno fa vidi un libro, niente di strano, ma ero al supermercato del mio paese e casualmente mi sono ritrovata nella sezione outlet. Qui spiccava una copertina con una maschera bianca, una rosa rossa e un costume tipico del carnevale veneziano. Il titolo poi, mi ha fatto proprio fermare il carrello e ho deciso che questa meraviglia sarebbe tornata a casa con me. Qualche giorno fa ho onorato il libro dalla copertina misteriosa e inquietante e ho letto uno di quei libri che aiutano le persone, poco preparate in filosofia come me; così, rimedio con i romanzi storici.

“Il mondo è nella testa” di Christoph Poschernrieder, è un bel modo di raccontare la vita di un grande filosofo e di cosa volesse dire frequentare i salotti letterari tedeschi del 1800. Il protagonista è un giovane Arthur Schopenhauer ed ha appena scritto “Il mondo come volontà e rappresentazione”, ma è considerato poco meritevole di pubblicazione secondo il suo editore.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Elena Broseghini
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Anno edizione: 2012
Pagine: 281 p., Rilegato

Arthur Schopenhauer è furioso. Ha appena consegnato “Il mondo come volontà e rappresentazione” e l’editore ne rimanda a chissà quando la pubblicazione. Meglio andarsene allora, lasciarsi alle spalle per un po’ la Germania. Parte per l’Italia con in tasca un biglietto firmato da Goethe, l’amico di famiglia che, con una punta di malizia, lo raccomanda a Lord Byron. Il poeta inglese, infatti, in quei mesi è a Venezia, ma con i suoi canti per le libertà dei popoli e i costumi disinvolti si è già fatto una cattiva fama, attirando su di sé l’occhio delle instancabili spie di Metternich. In viaggio con uno studente stravagante e un improbabile gruppo di Brahmani, il giovane Arthur si mette nei guai prima ancora di arrivare sulle rive del Tagliamento: la polizia austriaca non lo perde di vista, insospettita dalla compagnia e da quella sconveniente raccomandazione. Giunto a Venezia, contro ogni previsione Arthur non si precipita a incontrare Byron, verso il quale nutre in fondo una certa gelosia. A catturarlo sono le calli, i campi e i labirinti lungo i canali, che nascondono i suoi movimenti e confondono gli inseguitori. Ma Arthur non riesce a passare del tutto inosservato. A trovarlo sono Ciccio, un cagnolino che gli farà da guida ovunque, la capricciosa cantante lirica Angelica Catalani e Tita, il gondoliere di Byron, che gli insegna il suo difficile mestiere. A incantarlo però sarà soprattutto Teresa, la ragazza che lavora per i vetrai di Murano e che lo costringerà a rivedere la sua idea dell’amore.

La bellezza di questo romanzo sta nella sua attualità, nella capacità di analizzare i dubbi esistenziali. L’idea dell’amore, ad esempio, è quella che viene considerata a seconda delle sue sfaccettature: lord Byron, Teresa, l’amore per la filosofia, l’amore per sé stessi, ci possono essere diverse forme e ognuna di esse viene soppesata e ponderata.

Ambientato tra la Germania e Venezia, si conduce il lettore in un viaggio sia fisico che concettuale. Il mondo come rappresentazione, come volontà, il mondo è quello che osserviamo in assenza di un confronto verbale o diretto con un altro essere umano. E’ tutto ricondotto e limitato all’osservazione e sull’importanza dell’individualità del pensiero, ma soprattutto ambisce a curare due malattie che colpiscono gli esseri umani: la stupidità e l’ignoranza.

Rosso-azzurro, azzurro-rosso, azzurro-chiaro, verde, giallo-chiaro, giallo-rosso

danno azzurro-chiaro

Rosso-azzurro, azzurro-rosso, azzurro-chiaro, verde, giallo-chiaro

danno azzurro-scuro

Rosso-azzurro, azzurro-rosso, azzurro-chiaro-verde

danno un azzurro ancora più scuro

Rosso-azzurro, azzurro-rosso, azzurro-chiaro

danno un azzurro rossastro

Rosso-azzurro, azzurro-rosso

danno un azzurro-rosso

Rosso-azzurro

S’impone

Nonostante alcune falle nella narrazione, questa è solo la voce della mia puntigliosità, il romanzo è avvincente e conferisce quel tocco di umanità e sana debolezza a personaggi che sono diventati delle pietre miliari della filosofia e della storia. Non conoscevo la teoria dei colori di Goethe, e grazie a questo romanzo ho avuto il piacere di impararla! Per fortuna esistono romanzi come questo che colmano le mie lacune in campo filosofico e letterario…

Manu

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