La regola dell’equilibrio, di Gianrico Carofiglio.

Mi trovo nel mio angolino della vergogna, e ammetto di aver dato il battesimo a un autore di cui non avevo ancora letto nulla. Gianrico Carofiglio è un autore tradotto in tutto il mondo, mio conterraneo, e mi ha fatto usare una chiave che mi ha aperto un mondo. “La regola dell’equilibrio” è un romanzo che mi ha letteralmente tenuta incollata alle pagine, mi ha stregato e mi ha fatto riflettere su quanto sia difficile avere un equilibrio. Guido Guerrieri, poi, è un personaggio che non si legge tutti i giorni, oserei definirlo un Uomo. Il suo equilibrio viaggia continuamente tra passato, presente e deve fare i conti con il suo rigido codice morale.

Vi riporto la trama:

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 maggio 2016
Pagine: 280 p., ill. , Brossura

È una primavera strana, indecisa, come l’umore di Guido Guerrieri. Messo all’angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in se stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall’accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

Guido Guerrieri è un avvocato penalista con la passione della boxe, divorziato e single. Vive la sua professione in modo molto singolare, cerca di difendere chi realmente è innocente, così come si evince dall’apertura del romanzo: ci troviamo durante un’udienza di un ragazzo accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza conosciuta ad una festa.

L’unico personaggio interessante non è soltanto lui, come spesso accade in questa tipologia di romanzo. Ad esempio, Consuelo Favia, di origini peruviane, si rivela essere una donna molto decisa e provata dai pregiudizi. Ma, la mia preferita è stata decisamente Annapaola! Lei è un’investigatrice privata, porta sempre con sé un borsone con una mazza da baseball e ha mille risorse.

Tema centrale del romanzo è la sua regola dell’equilibrio tra passato e presente, giusto e sbagliato, e tutto si concentra senza possibilità di fuga quando un magistrato si presenta da lui: ha bisogno di lui per difenderlo dall’accusa di corruzione. Già si trovava da tempo a riflettere se smettere o continuare con la professione legale, e questo non farà che fomentare la sua indecisione e a rivedere la sua idea di equilibrio.

Mentre cerca di costruire una linea di difesa e Annapaola conduce delle indagini private sul conto del suo assistito, inserisce delle riflessioni sul rapporto con la sua ex moglie, le sensazioni che ha provato, quelle che prova ancora e quelle che, invece, ha smesso di provare. E’ sempre un punto nevralgico il tema degli ex, è sempre un nervo scoperto, e il suo rapporto con le donne è molto influenzato dal suo passato. La casualità degli eventi cardine della sua vita rappresentano la sua vera e grande incertezza: ci si ritrova a cercare un equilibrio per delle situazioni che non sono state cercate di proposito? Esiste la casualità?

Anche il suo concetto di salute mentale è indissolubilmente legato a quello dell’equilibrio: “Tutti mentono e chi dice di non farlo mai o è un cretino o è più bugiardo degli altri. La salute mentale consiste nel trovare un punto di equilibrio fra verità e menzogna. Pensare di dovere – e di potere – dire sempre la verità è un’allucinazione da dementi.”

Perdere l’equilibrio dunque significa vivere nella menzogna, ragion per cui riflette sul proprio equilibrio con la sua professione, non scelta, con la sua ex moglie, con le donne, con la boxe. Guido Guerrieri è decisamente un Uomo affascinante, con dei sani scrupoli di coscienza e talmente onesto che riconosce la menzogna come parte di un’equilibrio. Chapeau!

Manu

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