Il cielo stellato fa le fusa, di Chiara Francini.

E’ tornata in libreria la “mia” Chiara, colei che mi fa sorridere e riflettere con la sua tenerezza e la sua innata capacità di scrivere della vita in tutte le sue sfaccettature. Se fino ad ora, Chiara Francini si è messa in risalto con “Non parlare con la bocca piena”, “Mia madre non lo deve sapere”, poi si è un po’ celata dietro Melania in “Un anno felice”, adesso invece si è frammentata in tutto il romanzo e ha espresso giudizi eclissandosi dietro Rollone il Vichingo, un gatto.

“Il cielo stellato fa le fusa” è una versione contemporanea del Decameron, tante novelle, diverse persone che si ritrovano nello stesso luogo e inventano storie. E’ molto interessante la voce narrante del gatto Rollone, che osserva, analizza, giudica e prende le distanze ogni volta che nutre una perplessità.

Vi riporto la trama:

Editore: Rizzoli
Collana: Varia
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 1 dicembre 2020
Pagine: 336 p., Rilegato

4 ragazze e 4 ragazzi, provenienti ciascuno da un mondo diverso, restano rinchiusi in una villa sontuosa a Fiesole, in compagnia di una governante e di un gatto. Che fare se non ispirarsi al Decameron di Boccaccio e mettersi a novellare?È, questa che vi narro, una storia che prende vita sulle colline di Firenze, durante un giorno di maggio, in una dimora dal nome che pare scritto da Petrarca. O da Biancaneve. Villa Peyron al Bosco di Fontelucente. In questa magione profumata di fiori, caffellatte e bucati s’ha da svolgere, durante un fine settimana, un convegno prelibato che parla di Cibo e Cultura. I partecipanti, golosi di bellezza e d’arte, vengono da ogni angolo del creato. Governante e regina della magione è la Lauretta, colei che tutto tiene a bada, sbenedizionando a destra e a manca col mestolo disinvolto, la cucina sopraffina e la ciabatta lesta quanto la lingua. Ma d’improvviso, accade l’impensabile. Il variopinto bouquet d’umani si trova rinchiuso, sprangato per un tempo assai più lungo di quello immaginato. Una clausura involontaria, un perimetro stretto stretto, anche se straordinario. Che ne sarà dei nostri sventurati, alla ventura? Sconosciuti gli uni agli altri. In fondo anche a se stessi. E non potendo più uscire, che si fa? Ci si ispira al Decameron del Ser Boccaccio, si raccontano novelle!

Questa volta siamo nella sua Firenze, Villa Peyron prevede nel weekend un convegno che parla di cibo e cultura. I partecipanti sono di diversa estrazione sociale e provenienza geografica e si ritroveranno rinchiusi più tempo del previsto, trovandosi costretti a socializzare e conoscersi tra loro. Sono sconosciuti tra loro, ma a volte anche il nostro Io è uno sconosciuto, soffocare o reprimere le voci interiori ci rende alla lunga degli estranei. Questa sarà l’amara scoperta dei partecipanti al convegno e alla più folcloristica delle governanti, Lauretta!

In questo romanzo Chiara Francini ha dato la voce al suo Io, alla sua capacità di giudizio, sotto forma di Rollone, colui che che vede e sa molto più di ciò che dice. Questa volta ho voluto scrivere tutto ciò che volevo ricordare, metabolizzare e rileggere con un calore diverso: ho riempito il libro di post it, per la maggior parte sono tutti pensieri e riflessioni di Rollone, il più saggio tra tutti.

Ogni giornata segue un filo narrativo per le novelle che racconteranno i protagonisti e la mia preferita è stata decisamente la Quarta Giornata (Ognuno vede quel che tu appari, pochi sentono quel che sei tu), sebbene la sequenza delle giornate abbia una frequenza al pari di quella cardiaca fino al finale decisamente ad effetto. Rollone darà il consiglio più saggio, vero e intelligente di tutti. Una parafrasi perfetta di quello che rappresenta la vita, gioie e dolori, vittorie e sconfitte, apparenza e sostanza, ma visto dagli occhi di chi osserva senza alcun trasporto e con estrema oggettività. Qual è il luogo giusto per vivere? Qual è il modo giusto per occupare un posto nel mondo?

Rollone saprà rispondere anche a queste domande…

Manu

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